|
PROSPETTIVE
DEL MERCATO
Per poter definire un valore attendibile, espresso in
euro/kWh, dei certificati verdi, è opportuno calcolare quanta nuova
energia rinnovabile sarà disponibile a partire dal 2004 e confrontarla
con quella prodotta nel contempo da fonte fossile, avendo a mente la
percentuale (attuale, e crescente nel tempo) del 2,35% imposta nel decreto Bersani.
Occorre anzitutto osservare che l’obbligo ivi espresso è al netto dell’energia
prodotta in cogenerazione, tuttavia è lecito aspettarsi che, a seguito
del documento di consultazione dell’Autorità per l’Energia del 3/8/00
per la modifica delle condizioni tecniche di assimilabilità, una parte
dei 2500 MW degli accordi quadro non saranno più considerati di cogenerazione,
e le società esercenti non potranno più detrarre le relative produzioni
dal calcolo dell’energia convenzionale, ma si dovranno dotare di relativi
certificati verdi.
Considerando che il rapporto energia/potenza delle fonti rinnovabili
è mediamente la metà di un impianto termico, quanto sopra potrebbe significare
la necessità di ulteriori 100 MW di rinnovabili da mettere in rete.
Con questa precisazione si può valutare quanti megawatt di nuovi impianti
si dovranno realizzare per rispettare l’iniziale 2,35%.
La quantità di energia utilizzata sulla rete è di circa 270 TWh, detraendo
50 TWh corrispondenti circa a quanto attualmente prodotto da fonti rinnovabili
e circa 15 TWh di cogenerazione, eliminando circa 5 TWh per tenere conto
della "franchigia" di 100 GWh riconosciuta dalla legge agli
operatori, restano circa 200 TWh il cui 2,35% vale 4,7 TWh e corrisponde
all'energia che dovrà essere fornita da nuovi impianti da fonti rinnovabili
a partire dal 2004.
Considerando per le fonti rinnovabili un capacity factor di 3000 (ore
equivalenti di produzione per anno alla potenza nominale) si determina
che la potenza totale dei nuovi impianti che dovranno essere realizzati
assomma a circa 1600 MW.
La recente emissione del decreto per modificare la quota del 2% per gli
anni successivi al 2003 è lo strumento che, gestito dai ministeri dell'industria
e dell'ambiente, permetterà di pilotare sia lo sviluppo del contributo
dato dalle fonti rinnovabili sia, di conseguenza, il valore di mercato
dei certificati verdi.
Se è difatti vero che il prezzo di riferimento sarà quello indicato
all’art.9 del Bersani, il valore del certificato sarà, di fatto, determinato
dall'equilibrio tra domanda ed offerta di certificati.
Se per un sostanziale sblocco dei progetti attualmente bloccati il numero
di impianti realizzati nei prossimi tre anni dovesse superare la quantità
corrispondente al 2,35%, il valore dei certificati legati ai nuovi impianti
sarebbe depresso; qualora invece nonostante gli sforzi solo una minima
parte dei detti progetti fosse realizzata, allora i nuovi impianti non
in graduatoria avrebbero buone opportunità di negoziare i propri certificati
ai massimi livelli, perché gli operatori elettrici tenderebbero a sopravalutare
il titolo che permette loro di cedere energia convenzionale sul mercato.
Questo ovviamente se le misure ricordate all’art.7, e che saranno oggetto
di un prossimo decreto del MAP per sanzionare gli operatori che non
adempieranno all'obbligo di portafoglio verde, saranno adeguatamente
punitive da costringere ad acquistare i certificati verdi.
Come disposto decreto Bersani,
al gestore della rete vengono attribuiti i certificati verdi relativi
agli impianti in CIP 6 entrati in esercizio dopo il 1.4.1999.
Questi certificati sono collocati dal GRTN sul mercato, si suppone attraverso
la Borsa e non sulla base di contrattazioni bilaterali, al prezzo di
offerta indicato all’art.9, è ovvio pertanto che questi certificati
contribuirebbero pesantemente alla formazione del corso dei certificati,
in un certo senso calmierandolo.
Questo sarebbe vero se essi fossero realmente limitati in termini di
quantità dall'energia realmente prodotta dai nuovi impianti CIP 6.
Invece lo stesso articolo 11 comma 3 indica che il GRTN "alfine
di compensare le fluttuazioni produttive annuali o l'offerta
insufficiente, può acquistare e vendere diritti di produzione
da fonti rinnovabili, prescindendo dalla effettiva disponibilità,
con l'obbligo di compensare su base triennale la eventuale emissione
di diritti in assenza di disponibilità" e il comma 8 art 5
del Bersani chiarisce meglio il senso di prescindendo dall'effettiva
disponibilità, definendo questi diritti "certificati verdi non
riferiti ad alcun impianto specifico. In sostanza nei primi tre anni,
2002, 2003, 2004 il GRTN soddisfa la copertura del 2% emettendo certificati
allo scoperto, cioè non riferiti ad alcun impianto specifico, a coprire
la differenza tra la domanda del mercato, costituita dal valore del
2% e l'offerta costituita dalla somma dei certificati derivanti dal
CIP 6 e collocati in borsa dallo stesso GRTN e quelli collocati dai
privati per i nuovi impianti non beneficiari di CIP 6. Allo scadere
del terzo anno dovrà chiudere i conti coprendo eventuali differenze
negative determinate acquistando certificati sul mercato prima di potere
emettere nuovi certificati allo scoperto. In sintesi alla fine del 2004
si potranno determinare le seguenti situazioni: la quantità di impianti
entrati in produzione è sufficiente a coprire il 2%. Non sarà necessario
che il GRTN emetta certificati allo scoperto. In condizione di sostanziale
equilibrio tra domanda ed offerta il valore massimo raggiunto dai certificati
verdi sarà il prezzo ex art.9 di quelli collocati dal GRTN, che probabilmente
saranno scambiati per ultimi. la quantità di impianti entrati in produzione
è insufficiente a coprire il 2%. Il GRTN collocherà sul mercato tutti
i certificati ex CIP 6 esauriti per i quali emetterà certificati allo
scoperto per saturare il 2,35%. Anche in questo caso il valore di contrattazione
non dovrebbe superare il prezzo ex art.9 su cui si allineeranno tutti
i certificati scambiati. Il MAP avrebbe a questo punto due opzioni,
la prima è quella di ridurre la percentuale per adeguarla alle
reali possibilità dell'offerta (ma a questo riguardo non bisogna dimenticare
che il comma 1 art 1 prevede testualmente successivi decreti che definiscano
incrementi e non decrementi della percentuale), la seconda è quella
di conservarla.
Di fronte a ciò il GRTN, probabilmente in accordo col Gestore del Mercato,
potrà decidere di emettere altri certificati allo scoperto oppure di
non emetterne più, facendo così salire la quotazione dei certificati
verdi divenuti più appetibili da quegli operatori che, se non soddisfacessero
l'obbligo, sarebbero penalizzati nel loro accesso al mercato.
L’aumento di valore dei certificati verdi avrebbe l'effetto di promuovere
la realizzazione di nuovi impianti rendendo redditizi anche quelli a
maggior costo di investimento. Come detto, quest'ultima eventualità
non è considerata attualmente dal MICA che prevede l'emissione di certificati
allo scoperto fino al 2004. la quantità di impianti entrati in produzione
è superiore alla copertura del 2%. In questo caso il valore dei certificati
verdi sarà depresso, quelli relativi al CIP 6 saranno gli ultimi ad
essere collocati e il GRTN non emetterà certificati allo scoperto. Il
MICA a questo punto potrebbe o conservare il 2% o decidere di aumentarlo
per sostenere il mercato dei certificati promovendo così la realizzazione
di nuovi impianti. Qualora al 2005 il GRTN avesse continuato ad emettere
anche per il 2003 e 2004 certificati allo scoperto, non potrà più vendere
sul mercato i certificati del CIP 6 nelle sue disponibilità, perché
dovrà utilizzarli per compensare quelli emessi allo scoperto, anzi dovrà
comprare sul mercato quelli di impianti non CIP 6 per ricoprirsi.
Cosa succederà se non saranno disponibili sul mercato perché non è stato
possibile realizzare nuovi impianti? Certamente quelli disponibili saliranno
di prezzo ma si potrebbe arrivare alla reale impossibilità per gli operatori
di soddisfare l'obbligo del portafoglio verde.
|
|